Questo è il titolo che ho notato girovagando per internet negli ultimi giorni.
Un classico utente medio, se così si può descrivere questo povero individuo è stato incolpato con questa accusa: «Distribuiva musica pirata tramite File Sharing (P2P), Italiano condannato»: così la FIMI (Federazione dell’Industria Musicale Italiana) comunica una notizia che, oltre a rappresentare un immediato risultato nella battaglia contro la pirateria, forma un precedente utile a rinfocolare la battaglia stessa.
Queste sono le righe di un’articolo tratto dal sito html.it la sezione news se voleste leggere il resto dell’articolo basta cliccare sul seguente link: articolo P2P.
Quello che mi infastidisce di più, è l’accanimento con il quale si sono scagliati contro un semplice cittadino, che come credo quasi tutti abbiano fatto nella loro vita, ha scaricato qualche file musicale per uso personale, senza nessuno scopo di lucro.
Ed è quì che sorge spontanea la domanda: “Ma come è realmente sta legge contro il P2P? Come siamo protetti contro gli sciacalli delle major discografiche e tutti i detentori di diritti?”
C’è un pò di confusione a riguardo, e in pratica questo è uno dei pochi casi che hanno chiaramente incastrato l’Hacker (sì perchè per loro sono tutti hacker quelli che sanno usare internet) e di conseguenza gli hanno attribuito una salata condanna.
Allora noi cercheremo di fare un pò di chiarezza, anche usando esempi reali di altre cause svoltesi nell’anno in corso, e grazie all’aiuto di internet (questa magica risorsa).
Innanzitutto c’è da dividere lo scopo delle retate in 2 gruppi:
1) retate effettuate dalla Guardia di Finanza, in cerca di pesci grossi, e di gente che destina il proprio download al mercato illegale
2) retate effettuate dalle major mondiali, che impossessandosi di IP o nei modi che solo loro conoscono, vanno a beccare quel povero cristo che scarica qualche file per i fatti suoi.
I tipi di file maggiormente condivisi in questa rete sono gli mp3, o file musicali, e i DivX i file contenenti i film. Questo ha portato molti, soprattutto le compagnie discografiche e i media, ad affermare che queste reti sarebbero potute diventare una minaccia contro i loro interessi e il loro modello industriale. Di conseguenza il peer-to-peer divenne il bersaglio legale delle organizzazioni che riuniscono queste aziende, come la RIAA e la MPAA. Per esempio il servizio di Napster venne chiuso da una causa intentata dalla RIAA. Sia la RIAA che la MPAA spesero ingenti quantità di denaro al fine di convincere i legislatori ad approvare restrizioni legali.
La manifestazione più estrema di questi sforzi risale al gennaio 2003, quando venne introdotto, negli U.S.A., un disegno di legge dal senatore della California Berman nel quale si garantivano, al detentore del copyright, i diritti legali per fermare i computer che distribuivano materiale tutelato dai diritti d’autore. Il disegno di legge venne respinto da una commissione governativa Statunitense nel 2002, ma Berman lo ripropose nella sessione del 2003.Risale, invece, al 2004 la “Legge Urbani” nella quale viene sancita la possibilità di incorrere in sanzioni penali anche per chi fa esclusivamente uso personale di file protetti.
Fortunatamente sembra però che se anche il classico utente che scarica per uso personale può essere intercettato, rientra subito un discorso legato alla privacy, come dimostra il caso Peppermint, ecco quì una parte di articolo tratta da puntoinformatico dove viene descritto:
“E in Italia? Nel bel paese il caso Peppermint vs. utenti P2P continua a tenere banco, dopo le decisioni con cui il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso dell’etichetta discografica tedesca per la mancata consegna dei nominativi degli utenti da parte di Wind e Telecom. Tali pretese sono infondate, hanno stabilito i giudici, e sarà ora interessante valutare le motivazioni delle ordinanze. Ma, al di là del caso specifico, grazie alla Legge Urbani, in Italia condividere file è considerato un reato penale, il che significa che i principi espressi da Kokott nel Belpaese potrebbero infrangersi sugli scogli di una normativa controversa e contraddittoria.”
fonte articolo
Perciò possiamo solo confermare che in Italia c’è solo tanta confusione, e si tende come al solito a generalizzare o comunque a punire il piccolo e non il grande (che danneggia seriamente l’economia) e spero che qualcuno ci venga incontro a noi utenti semplici, che sappiamo sfruttare il p2p e allo stesso tempo cerchiamo di non fare tutti questi danni.
Di sicuro non saranno quelle poche canzoni residenti sugli Hard disk che impediranno di acquistare o supportare il proprio artista preferito, oppure il film in bassa qualità scaricato da internet non proibirà di andare al cinema a godersi un bel prodotto cinematografico di qualità.







































